di socialclimatejustice.blogspot.com
Nell'attuale congiuntura storica, caratterizzata da crisi ecologiche convergenti, crescenti disuguaglianze sociali e una diffusa disaffezione verso le istituzioni politiche, il paradigma della crescita perpetua appare sempre più insostenibile e indesiderabile.
In questo contesto, il pensiero della Decrescita emerge come progetto per decostruire l'egemonia culturale, politica ed economica della crescita economica quantitativa: un progetto di trasformazione ecosociale coerente e articolato.
Oltre la critica al PIL
Il fondamento teorico della Decrescita poggia su una critica multidimensionale all'ideologia della crescita.
Il punto di partenza è il superamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) come indicatore di benessere.
Il PIL è infatti un costrutto cieco che ignora la distribuzione della ricchezza, non contabilizza il lavoro di cura non retribuito (prevalentemente femminile) e, soprattutto, tratta la distruzione del capitale naturale come positiva; la Decrescita si radica in diversi filoni intellettuali.
L'Economia Ecologica: a differenza dell'economia ambientale neoclassica, che tenta di "internalizzare le esternalità" all'interno del modello di crescita, l'economia ecologica, sulla scia di Nicholas Georgescu-Roegen, riconosce i limiti biofisici invalicabili del pianeta.
La termodinamica e il concetto di entropia dimostrano l'impossibilità fisica di una crescita economica infinita su un pianeta finito.
Il "disaccoppiamento" (decoupling) tra crescita del PIL e consumo di risorse, mantra della cosiddetta "green growth", viene smascherato come un'illusione, poiché non esiste alcuna prova empirica di un disaccoppiamento assoluto, su scala globale e sufficientemente rapido da scongiurare il collasso ecologico.
La Critica Post-Sviluppista e Antropologica: la Decrescita attinge a piene mani dal pensiero di autori come Ivan Illich e André Gorz.
Si critica l'idea che il benessere umano coincida con l'abbondanza di merci.
Il concetto di "convivialità" di Illich è centrale: una società conviviale privilegia strumenti e tecnologie che favoriscono l'autonomia e le relazioni umane, anziché la dipendenza da sistemi industriali complessi e alienanti.
La crescita, in quest'ottica, a un certo punto diventa contro-produttiva, generando più problemi (stress, inquinamento, precarietà) di quanti ne risolva.
La Giustizia Ambientale e Sociale: la Decrescita è intrinsecamente un progetto di giustizia.
La crescita capitalistica si è storicamente basata sullo sfruttamento del lavoro, l'appropriazione di risorse dal Sud globale (il "debito ecologico") e lo spostamento dei costi ambientali sulle comunità più vulnerabili.
Una riduzione pianificata, selettiva ed equa del metabolismo sociale (flusso di energia e materiali) è quindi inseparabile dalla lotta per la giustizia climatica, la decolonizzazione e la redistribuzione della ricchezza.
La Decrescita non è austerità imposta alle popolazioni più povere, ma la riduzione dell'impronta ecologica delle classi più ricche per garantire a tutti una vita dignitosa entro i limiti del pianeta.
Il "Vocabolario" di un Nuovo Mondo
Una mappa di concetti interconnessi definisce la prassi della Decrescita.
Beni Comuni (Commons): al cuore del progetto politico della Decrescita vi è la de-mercificazione e la de-privatizzazione di risorse essenziali (acqua, terra, conoscenza, salute).
I commons rappresentano una terza via tra la gestione statale e quella privata, basata sull'autogoverno collettivo delle comunità.
Essi sono la base materiale per una società fondata sulla cooperazione anziché sulla competizione.
Lavoro di Cura (Care): il progetto mette al centro dell'economia il lavoro di cura, tradizionalmente invisibilizzato e svalutato.
Una società della Decrescita riorienta i suoi valori dalla produzione di merci alla riproduzione della vita e al benessere delle persone e degli ecosistemi.
Ciò implica una radicale riorganizzazione del lavoro, con una riduzione generalizzata dell'orario e una valorizzazione delle attività relazionali e di cura.
Dépense: preso in prestito dal filosofo Georges Bataille, questo concetto si riferisce alla spesa improduttiva, al dispendio di energie in attività che non hanno come fine l'accumulazione ma la celebrazione, la festa, l'arte.
È l'antidoto culturale all'utilitarismo e all'etica produttivista del capitalismo, un invito a riscoprire il valore intrinseco del gioco e della gratuità.
Reddito di Base Incondizionato e Servizi Pubblici Universali: per garantire sicurezza sociale e sganciare la sopravvivenza dal lavoro salariato in un'economia che non cresce, la Decrescita esplora strumenti come il reddito di base, che fornisce un pavimento economico a tutti, e il potenziamento dei servizi pubblici universali (sanità, istruzione, trasporti), che garantiscono l'accesso ai beni fondamentali indipendentemente dal reddito.
Questi concetti, e molti altri, non sono astratti ma descrivono pratiche e istituzioni già esistenti o sperimentate, che insieme formano un mosaico di alternative concrete al modello dominante.
Dalla Critica all'Azione
Le prospettive politiche della Decrescita si articolano su più livelli.
Politiche Pubbliche Trasformative: non si tratta di "far decrescere il PIL", ma di implementare un pacchetto coerente di politiche che portino a una riduzione dell'impronta ecologica e a un aumento del benessere sociale.
Tra queste la "Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario" (per redistribuire il lavoro, combattere la disoccupazione e liberare tempo per attività auto-determinate); la "Tassazione ecologica progressiva" (su carbonio ed estrazione di risorse, con forte tassazione su ricchezza e rendite per finanziare la transizione e ridurre le disuguaglianze); l'imposizione di "Limiti all'utilizzo di risorse e al consumo" (come il divieto di pubblicità o dell'obsolescenza programmata); il "Riorientamento degli investimenti pubblici" (dai grandi progetti infrastrutturali dannosi, es. TAV, verso l'economia locale, l'agricoltura ecologica, le energie rinnovabili comunitarie e i servizi alla persona).
Il Ruolo dei Movimenti e della Società Civile: la trasformazione non può essere calata dall'alto.
La Decrescita è già in atto in innumerevoli esperienze dal basso: gruppi di acquisto solidale, cooperative energetiche, orti urbani, occupazioni, fabbriche recuperate.
Questi "now-topias" (utopie del presente) non sono solo nicchie, ma laboratori di futuro che dimostrano la fattibilità e la desiderabilità di un modo diverso di vivere e produrre.
La Decrescita dialoga e si nutre delle lotte femministe, decoloniali, contadine e per la giustizia climatica.
Una Visione Globale: la Decrescita è un progetto primariamente rivolto ai paesi iper-sviluppati del Nord globale.
Questi paesi hanno la responsabilità storica e la capacità materiale di ridurre il loro consumo esorbitante, liberando così "spazio ecologico" per permettere ai paesi del Sud globale di sviluppare forme di benessere che non replichino gli errori distruttivi del modello occidentale.
In conclusione, la Decrescita non è una rinuncia, ma un progetto di liberazione.
Essa fornisce un solido quadro teorico che smonta il dogma della crescita, un ricco "vocabolario" per articolare un immaginario alternativo e una chiara prospettiva politica per una transizione giusta e desiderabile.
La Decrescita, così delineata, non è una fantasia utopica, ma una necessità pragmatica e una proposta politica radicale, per navigare le turbolenze del XXI secolo e costruire società più eque, rigenerative e felici entro i limiti di un solo pianeta.
Giorgos Kallis: "Decrescita, le idee chiave";
Federico Demaria: "Cos'è la Decrescita oggi";
Giacomo D'Alisa (con Federico Demaria e Giorgos Kallis): "Decrescita, vocabolario per una nuova era".
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