di socialclimatejustice.blogspot.com
Il filosofo e scrittore Edouard Glissant offre uno strumento potente per immaginare e navigare un mondo post-coloniale e globalizzato.
Rifiutando le seduzioni dell'identità pura (e le violenze dell'universale astratto) e muovendo dalla critica all'universalismo occidentale, l'autore formula un nuovo immaginario globale che culmina in una proposta etica ed estetica: il "Tout-Monde" (Tutto-Mondo).
Il Diritto all'Opacità e la Critica all'Universale
Glissant pone le fondamenta della sua critica ai modelli di pensiero egemonici occidentali decostruendo la dicotomia sterile tra l'"Universalismo totalizzante" e il "Particolarismo segregazionista".
Il "Diverso" di Glissant non è la "Differenza".
La "Differenza", che nel pensiero occidentale esiste solo in relazione a un "modello trasparente" (spesso europeo) da cui si discosta, pretende di essere compresa, ridotta, assimilata o tollerata.
Il "Diverso", al contrario, è l'affermazione di una pluralità irriducibile che non necessita di essere commisurata a nessuna norma.
Da qui deriva il concetto politico centrale di "Diritto all'Opacità": Glissant sostiene che i popoli (in particolare quelli post-coloniali) abbiano il "diritto di non essere compresi secondo le categorie dell'Altro".
La "trasparenza", richiesta dall'Occidente come precondizione per l'accettazione (capire una cultura per "accoglierla" o "integrarla"), è una forma di violenza epistemica, un'espropriazione.
L'"opacità" è la difesa di quella parte di sé che resiste alla riduzione; non è l'oscurantismo: è la resistenza alla "comprensione" che è, troppo spesso, una forma di "presa" (com-prendere).
L'"opacità è il riconoscimento che il mondo eccede la nostra capacità di sintesi.
La politica del "Diverso" è dunque una politica di "decolonizzazione dello sguardo".
Rifiutando l'obbligo della "trasparenza", Glissant mina le fondamenta del razzismo e dell'esotismo, che si basano entrambi su una presunta conoscenza e classificazione dell'Altro.
L'opacità permette l'esistenza di "diversi che coesistono" senza fondersi e senza gerarchizzarsi.
È il primo necessario passo per immaginare un mondo non più basato su modelli unici (l'Uno) ma su una pluralità che Glissant non pretende pacificata, ma semplicemente accettata nella sua irriducibilità.
L'Arcipelago, la Creolizzazione e il Rizoma
Glissant articola il suo "sistema-mondo" in un immaginario alternativo a quello della globalizzazione neoliberale.
Pensiero Continentale vs. Pensiero Arcipelagico: il "pensiero Continentale" è il pensiero della sistematicità, dell'universalismo astratto, della conquista; è un pensiero che procede per sintesi e che mira all'"Uno".
Il "pensiero Arcipelagico" (ispirato alla sua nativa Martinica e ai Caraibi) è invece un pensiero del frammento, del mare, della connessione fluida tra parti distinte; l'Arcipelago è il luogo dove ogni isola è sé stessa ma è definita solo dalla sua relazione con le altre e con il mare che le unisce e separa.
Identità-Radice vs. Identità-Rizoma: Glissant critica l'identità basata sulla "Radice unica" (l'Identità-Radice), che è esclusiva, profonda, purista e spesso legata al mito dell'origine e della terra.
A questa oppone l'"Identità-Relazione" o "Identità-Rizoma" (concetto mutuato da Deleuze e Guattari).
Il "rizoma" (come il bambù o le mangrovie) non ha un centro; si espande orizzontalmente, le sue radici si intrecciano in superficie, creando connessioni imprevedibili.
L'identità rizomatica è aperta, si nutre del contatto con l'Altro e si trasforma costantemente.
La Creolizzazione come Processo della Relazione: a differenza del "métissage" (meticciato), che implica una sintesi prevedibile tra due componenti (A+B=C), la "Creolizzazione" è un incontro caotico, imprevedibile e continuo di elementi culturali, linguistici e sociali eterogenei.
Il risultato non è una nuova unità, ma un processo ininterrotto di trasformazione che crea qualcosa di radicalmente nuovo e inaspettato (A+B=D, E, F...).
Per l'autore è la realtà operativa del "Tout-Monde" (la sua visione della
globalizzazione).
Non è una "globalizzazione che omologa" (quella che Glissant chiama "mondialisation"), ma una "mondialità (globalità) che mette in contatto i diversi senza annullarli": una mondialità basata sull'interazione delle opacità.
La "politica della Relazione" è dunque l'unica alternativa ai due vicoli ciechi del presente: il ripiegamento identitario (il fondamentalismo della Radice) e l'assimilazione globale (l'Impero della Trasparenza).
Etica ed Estetica per il Tout-Monde
Se il mondo è "Relazione" e "Creolizzazione", allora non è stabile.
Non ci sono più punti fermi, né "continenti" (metaforici o reali) che possano offrire certezze: Il Tout-Monde, letteralmente "trema".
Il Tremore come Caos-Mondo: il tremore è il sisma costante provocato dall'incontro di tutte le culture, storie e immaginari del mondo; è una condizione di instabilità permanente.
Il Pensiero del Tremore: Glissant si rifiuta di "fermare il tremore" (sarebbe una reazione fondamentalista, un ritorno alla Radice) così come di "ignorare il tremore" imponendo un ordine artificiale (sarebbe una reazione egemonica verso l'Universale).
Il "pensiero del tremore" è dunque un pensiero che "trema con il mondo": è un pensiero che accetta l'instabilità, che rinuncia alla pretesa di dominare o sintetizzare il reale.
È un pensiero che si muove nell'incertezza, che predilige l'intuizione (l'immaginario) al sistema (la filosofia continentale).
La Politica del tremore è un'etica della contingenza che abbraccia la "pratica quotidiana della Relazione".
È una politica che valorizza il locale (il luogo) non come radice, ma come "punto di ancoraggio tremolante nel Tout-Monde".
È l'accettazione della nostra vulnerabilità condivisa in un mondo imprevedibile, dove la sola resistenza possibile è la creazione continua di senso attraverso l'immaginario.
La Traiettoria Glissantiana
L'arco tracciato dalle opere di Glissant è coerente e potente: dalla necessità di difendere il "Diverso" attraverso l'"Opacità", l'autore muove verso un modello di coesistenza attiva, la "Relazione", che si attua come "Creolizzazione in un mondo Arcipelago".
Infine, constatato che questo "Tout-Monde in Relazione" è strutturalmente instabile (un "Tremore permanente") l'autore propone l'adozione di un nuovo modo di pensare ed agire: un pensiero guidato da una bussola etica che "tremi con il mondo".
Edouard Glissant: "Poetica del diverso";
Edouard Glissant: "Poetica della relazione";
Edouard Glissant: "Il pensiero del tremore".
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