Un pensiero Ecosocialista.

di socialclimatejustice.blogspot.com


La storica dell'ambiente Stefania Barca è una delle voci più autorevoli nel panorama dell'ecologia politica, della storia ambientale e dell'ecofemminismo.
Barca costruisce una critica radicale al capitalismo: un "modello padronale" (master model) che si sostiene sulla svalutazione e l'appropriazione simultanea della natura, del lavoro produttivo e, soprattutto, del lavoro riproduttivo.

Genealogia dello Sfruttamento Socio-Ecologico

Stefania Barca fonda la sua analisi su un rigoroso impianto teorico di storia ambientale ed ecologia politica che rifiuta la separazione tra "natura" e "società".
Barca dimostra come l'ambiente non sia uno sfondo passivo, ma un "prodotto storico co-costituito" dal lavoro umano e dalle forze naturali.
Un concetto chiave è l'"enclosing" (recinzione); in uno dei suoi lavori l'autrice va oltre la tradizionale nozione di enclosures (riferita alla terra) per applicarla all'acqua.
Elemento centrale è la trasformazione dell'acqua da risorsa comune a proprietà privata e fattore di produzione industriale.
Barca documenta come, nel XIX secolo, l'industrializzazione (principalmente tessile e cartaria) ne abbia richiesto una radicale riconfigurazione: la costruzione di dighe, canali e infrastrutture non fu pertanto un mero progresso tecnico, ma un "atto politico di appropriazione".
Barca dimostra che questo processo di "addomesticamento" fu una produzione deliberata di rischio idrologico: incanalare e sfruttare fiumi per le fabbriche significò ovunque aumentare la vulnerabilità delle comunità a valle, soggette a inondazioni catastrofiche e frane.
La sua analisi rivela la creazione di "relazioni diseguali di accesso e vulnerabilità".
Lo sfruttamento industriale della natura non è mai neutrale: genera "vincitori" (i capitalisti industriali che privatizzano la forza motrice dell'acqua) e "vinti" (le comunità contadine e urbane che subiscono i costi ambientali e sociali); il controllo sulla natura è inseparabile dal dominio sociale e dalla creazione di disuguaglianza.

Critica Ecofemminista all'Antropocene

Barca lancia un attacco frontale al concetto egemonico di "Antropocene"; l'autrice espande il quadro teorico per includere in modo prominente l'ecofemminismo materialista, la teoria della riproduzione sociale e la critica decoloniale.
L'elemento chiave è la decostruzione dell'Antropocene come "narrazione padronale" (master narrative).
Barca sostiene che questo termine, pur identificando correttamente l'impatto umano sul pianeta, è pericolosamente universalista.
Esso occulta le responsabilità storiche differenziate (il "Capitalocene"), ma soprattutto perpetua una visione eurocentrica, androcenentrica e colonialista.
L'Antropocene, sostiene Barca, rappresenta l'"Uomo-Padrone" (il Master) che celebra le "forze di produzione" mentre cancella e svaluta le "forze di riproduzione".
Queste "forze di riproduzione" includono tutto il lavoro (storicamente femminilizzato, razzializzato e naturalizzato) di cura e sostentamento della vita, sia umana (lavoro domestico, cura dei corpi) che non-umana (la rigenerazione degli ecosistemi).
Barca rilegge la "frattura metabolica" (metabolic rift) di Marx non solo come separazione tra produzione e natura, ma come una frattura fondamentale tra produzione e riproduzione.
La prospettiva politica dell'autrice è quella di un "Antropocene contro-egemonico": per Barca, la crisi ecologica non si risolverà con soluzioni tecnocratiche (come la green economy o la geoingegneria), che rappresentano solo un'ulteriore iterazione del "modello padronale".
La vera transizione ecologica deve partire dal riconoscimento e dalla centralità delle "forze di riproduzione"; questo si traduce innanzitutto in una richiesta di "giustizia narrativa": raccontare le storie dei soggetti resi invisibili (donne, comunità indigene, contadini, difensori dell'ambiente) che, con il loro lavoro di cura, hanno sempre sostenuto la vita contro la logica estrattivista.
Politicamente, ciò si connette a movimenti concreti come la campagna per il "reddito di cura" (Care Income) e un "Green New Deal femminista" che pone la cura al centro dell'economia.

Lavoratori della Terra

Barca salda definitivamente la critica ecofemminista con una rinnovata teoria eco-socialista del lavoro, affrontando la storica frattura tra il movimento operaio tradizionale e il movimento ambientalista.
L'elemento chiave è la ridefinizione del soggetto rivoluzionario: i "Lavoratori della Terra" (Workers of the Earth).
Barca intende superare la categoria ristretta di "classe operaia", intesa solo come lavoro salariato maschile (bianco) e industriale, per proporre una coalizione più ampia:  i "Lavoratori della Terra"; cioè tutti coloro il cui lavoro e la cui vita sono sfruttati ed espropriati dalla logica capitalista.
I lavoratori della produzione: operai industriali, spesso esposti a inquinamento e rischio.
I lavoratori della riproduzione: lavoratrici di cura, contadini, comunità indigene che difendono i territori.
Barca abbatte la "falsa dicotomia" tra produzione e riproduzione, dimostrando che il capitalismo, per funzionare, necessita di sfruttare entrambe le sfere, svalutando il lavoro riproduttivo e la natura per sostenere l'accumulazione nella sfera produttiva.
La prospettiva politica è quella di un appello esplicito all'azione: la giustizia ecologica può essere raggiunta solo attraverso la lotta di classe, intesa in questo senso allargato.
La lotta contro il cambiamento climatico non è una questione tecnica o morale, ma è intrinsecamente una lotta contro il capitalismo.
Barca invita a unire le lotte operaie per la salute e la sicurezza sul lavoro (contro l'esposizione alle tossicità) con le lotte femministe per la giustizia riproduttiva e le lotte indigene per la sovranità territoriale.
L'obiettivo è una "transizione giusta" (non una ipotetica riconversione green del capitale): una trasformazione radicale dei rapporti di produzione e riproduzione, centrata sulla cura e sulla giustizia socio-ecologica.

Una traiettoria di Svelamento

L'opera di Stefania Barca traccia una linea che svela come il capitalismo industriale si sia affermato storicamente attraverso la recinzione della natura e la creazione di disuguaglianza socio-ambientale.
L'ideologia che ha sostenuto questo sistema (il "modello padronale") ha avuto (ed ha) il suo meccanismo centrale nella svalutazione della riproduzione e della cura; i "Lavoratori della Terra" sono il soggetto collettivo in grado di sfidare questa logica distruttiva, unendo le lotte per il lavoro, la cura e la terra.
Il contributo accademico di Stefania Barca risiede nell'aver fornito un quadro analitico robusto, storicamente fondato ed eco-femminista, che identifica la triplice e interconnessa logica di sfruttamento della natura, del lavoro riproduttivo e del lavoro produttivo come il cuore pulsante del capitalismo.
La sua non è solo un'analisi della crisi, ma un potente manifesto per una trasformazione eco-socialista basata sulla giustizia riproduttiva.


Stefania Barca: "Enclosing Water";

Stefania Barca: "Forces of Reproduction";

Stefania Barca: "Workers of the Earth".

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